Terapie e presidi di supporto


La chemioterapia

Il termine chemioterapia sta ad indicare una terapia con farmaci, che sono utilizzati per controllare la rapida crescita delle cellule tumorali e impedirne la replicazione. Abitualmente si somministrano più farmaci assieme al fine di ottenere il migliore risultato possibile e diluire le differenti tossicità che ogni farmaco può avere.
Il loro impiego avviene di solito in più riprese con un intervallo variabile di tempo tra un ciclo e l’altro realizzando quelli che sono abitualmente denominati “cicli di polichemioterapia”. Sovente la chemioterapia è somministrata attraverso un’infusione venosa, ma esistono anche farmaci somministrati per via orale e, in alcune forme di linfoma, anche per via intratecale (nel liquor cefalo-rachidiano mediante puntura lombare). In caso di ripetute somministrazioni endovenose può essere deciso l’impianto e l’utilizzo di una via venosa centrale (catetere venoso centrale o CVC) che resterà in sede talora per mesi. I farmaci chemioterapici non sono però sufficientemente selettivi contro le cellule tumorali e distruggono anche alcune cellule sane ed in particolare gli elementi del midollo osseo dal quale si sviluppano i globuli rossi, i globuli bianchi e le piastrine. Tra gli effetti collaterali più importanti vi è quindi la possibilità che si induca anemia o calo dei globuli bianchi con conseguente maggiore facilità di infezioni o ancora calo delle piastrine con possibile tendenza al sanguinamento. Anche le cellule delle mucose (bocca, stomaco, organi genitali) e le cellule del sistema pilifero possono essere compromesse nella loro replicazione (per gli effetti collaterali dei citostatici cfr capitolo “problemi connessi alle terapie”). Negli ultimi anni si sono ottenuti miglioramenti nei risultati sui linfomi grazie all’associazione di anticorpi monoclonali ai cicli di chemioterapia citostatica e alla sperimentazione di nuove molecole che agiscono in modo più selettivo su tappe metaboliche tipiche delle cellule linfomatose o riescono a facilitare la loro aggressione da parte del sistema immunitario.

Gli anticorpi monoclonali

Gli anticorpi monoclonali sono anticorpi prodotti in laboratorio che si legano in modo selettivo a molecole disposte alla superficie cellulare dei sottotipi di linfociti che danno origine al linfoma, come ad esempio l’antigene  CD20 espresso dalla maggior parte dei linfomi B o l’antigene CD30 espresso dal linfoma di Hodgkin e da alcuni linfomi T. Gli anticorpi monoclonali usati nella terapia contro i linfomi riconoscono quindi sostanze presenti in modo abbastanza selettivo sulla superficie delle cellule linfomatose. Il legame tra l’anticorpo e la cellula linfomatosa può danneggiare quest’ultima in modo diretto o facendo sì che siano più facilmente distrutte dal proprio sistema immunitario.  Alcuni anticorpi possono danneggiare la cellula linfomatosa con il loro semplice legame, altri servono a veicolare un veleno o un isotopo radioattivo che penetrano così in modo selettivo nella cellula e la distruggono. Gli anticorpi possono essere somministrati da soli o in associazione ad un trattamento chemioterapico, secondo il tipo di linfoma. La somministrazione avviene per via endovenosa. Sono solitamente ben tollerati e possono essere somministrati in regime sia ambulatoriale sia di ricovero. La durata dell’infusione è fatta con tempi variabili e può prolungarsi in caso di effetti collaterali. L’infusione viene abitualmente preceduta da una premedicazione composta da paracetamolo, antistaminici e/o cortisone per prevenire eventuali reazioni simili a quelle allergiche.

I nuovi farmaci mirati

Sono entrati o stanno entrando in uso una serie di nuove molecole che non possono più essere catalogate come citostatici in quanto non agiscono in modo generico su tutte le cellule dell’organismo che si stanno replicando, ma sono capaci di inibire solo alcune tappe metaboliche molto precise su cui si basa il vantaggio che le cellule tumorali hanno nei confronti delle cellule sane.  Si tratta in altre parole di farmaci con azione molto più selettiva, anche se non ancora totalmente esclusiva nei confronti delle cellule linfomatose di cui vanno ad inibire funzioni vitali ben precise.  Ognuno di questi farmaci, che tendono a costituire una sorta di nuova terapia “di precisione”, sarà indicato per ben precisi sottotipi di linfoma e troverà indicazione da solo o in associazione alla terapia più tradizionale in situazioni ben codificate. Anche gli eventuali effetti collaterali variano da farmaco a farmaco.

La radioterapia

La Radioterapia costituisce un’importante opzione terapeutica nella cura dei linfomi. Può essere utilizzata, in relazione alle diverse tipologie di linfoma ed alle diverse presentazioni di malattia, come unico trattamento oppure in combinazione con i trattamenti sistemici (chemioterapia, chemio-immunoterapia). E’ un trattamento indolore localizzato, che coinvolge zone ben delimitate del corpo dove in genere sono presenti all’esordio le adenopatie di maggiori dimensioni. Le radiazioni possono essere definite come raggi dotati di una particolare forma di energia e sono generati da apparecchiature molto sofisticate chiamate acceleratori lineari. Le radiazioni colpiscono le cellule malate a livello del distretto corporeo interessato dal trattamento, danneggiandole o uccidendole. Grazie all’importante progresso tecnologico, la moderna radioterapia riesce a somministrare la dose necessaria in modo molto più preciso di una volta, con miglior risparmio dei tessuti sani circostanti. Nel corso degli anni, si è inoltre assistito ad una progressiva riduzione dei volumi irradiati e delle dosi somministrate con diminuzione significativa del rischio di tossicità tardiva propria dei trattamenti di vecchia generazione.

Presidi farmacologici di supporto alla terapia

Farmaci antiemetici. Sono farmaci utili nel controllo della nausea precoce e tardiva indotta da chemioterapia con ottima tollerabilità ed efficacia.

Eritropoietina.  Stimola la produzione di globuli rossi determinando un aumento dei valori di emoglobina che può ridursi per l’effetto mielotossico della chemioterapia, migliorando l’anemia.

Fattori di crescita granulocitaria. Stimolano la produzione di granulociti neutrofili, riducendo la gravità e la durata della neutropenia che può insorgere dopo una chemioterapia, diminuendo di conseguenza il rischio di infezioni.

Profilassi anti-infettiva. Si tratta di farmaci anti-virali o anti-batterici o anti-micotici che trovano indicazione in situazioni ben precise ove il rischio di sviluppare un’infezione è giudicato particolarmente elevato.

Presidi non convenzionali di supporto alla terapia

Non esistono ad oggi terapie “alternative” efficaci per la cura dei tumori. Alcuni presidi che possiamo definire “non convenzionali” possono costituire un aiuto nell’alleviare gli effetti collaterali delle cure. E’ sempre comunque indispensabile informare il proprio medico di qualsiasi prodotto, anche naturale, di cui si fa utilizzo perché potrebbe contrastare o produrre effetti collaterali importanti in associazione alle terapie in corso.

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