Linfoma di Hodgkin


Il Linfoma di Hodgkin (LH) è caratterizzato dalla presenza di cellule (chiamate di Reed-Sternberg) e prende il nome dal medico che nel 1832, per primo, descrisse i primi casi della malattia. Può presentarsi in soggetti di tutte le età, ma è più frequente nei giovani tra i 15 e i 35 anni, o in adulti oltre i 50 anni. Presenta un’incidenza di circa 3 nuovi casi ogni 100.000 abitanti all’anno. Si diffonde in genere in maniera “prevedibile” verso le stazioni linfonodali più vicine a quelle di esordio. Raramente la localizzazione iniziale è in organi non linfatici.

Esistono diversi sottotipi di LH, contraddistinti dall’aspetto microscopico delle cellule di Reed-Sternberg, dalla composizione cellulare del microambiente che le circonda e dalla presenza di diverse proteine alla superficie delle cellule neoplastiche (es. CD30). L’ OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) classifica il LH in diverse categorie:

  1. Linfoma di Hodgkin classico (a sua volta suddiviso in quattro sottocategorie: sclerosi nodulare, cellularità mista, a deplezione linfocitaria, ricco in linfociti);
  2. Linfoma di Hodgkin a predominanza linfocitaria nodulare.

Una volta si dava molta importanza alla sotto-classificazione in sottotipi istologici, ma oggi si sa che ai fini prognostici e terapeutici questa suddivisione è poco rilevante ed è utile tenere separata solo la forma a predominanza linfocitaria nodulare da tutte le altre forme di linfoma di Hodgkin classico.

Il linfoma di Hodgkin origina da linfociti B che, pur avendo accumulato nel loro DNA errori incompatibili con una corretta funzionalità, sfuggono, per motivi ancora non del tutto chiariti, all’eliminazione da parte delle cellule di sorveglianza e danno origine ad una popolazione tumorale. Dato che il tessuto linfatico è diffuso praticamente in tutto il corpo, il linfoma di Hodgkin è un tumore che può insorgere in diverse localizzazioni anatomiche.  Per questo motivo, alla diagnosi e prima di cominciare le terapie, tutti i pazienti vanno incontro ad un percorso di ‘stadiazione’ che serve ad identificare le sedi anatomiche coinvolte dalla malattia attraverso indagini strumentali (ecografia, TAC, PET, etc.).

Tra le Commissioni scientifiche della FIL c’è la Commissione Linfoma di Hodgkin, il cui obiettivo primario è ottimizzare la gestione dei pazienti con questa tipologia di linfoma attraverso l’articolazione di progetti di ricerca mirati. Progetti mirati, a cura della Commissione Linfomi dell’Anziano, sono dedicati a questo target di pazienti.

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